Fotografia professionale

Il successo imprenditoriale non è improvviso e non si improvvisa, è costruito passo per passo con ogni cliente, grande e piccolo. Oggigiorno rimanere sul mercato per una decina d'anni è ammirevole, per diverse decine straordinario, per oltre 50 segno di esperienza e preparazione di affidabilità assoluta.

Sviluppo e stampa bianconero e colore



La nostra prima stampatrice su carta in bobina, 1969. Dopo qualche mese un'altra identica, e in seguito mai un momento di sosta per investimenti e innovazione. Era un passo avanti considerevole, precedentemente stampavamo le foto sotto l'ingranditore a colori manualmente, foglio per foglio, naturalmente con provinatura e correzione. I fogli venivano poi sviluppati in cestelli da 10 a venti scomparti (a seconda dei formati), con enorme dispendio di energie. La temperatura dei bagni di trattamento infatti, allora come oggi, non può discostarsi più di 0,2°C da quella prescritta, tutto il materiale deve essere trattato al buio assoluto (la carta a colori, a differenza di quella bianconero, è infatti pancromatica, come le pellicole). La sviluppatrice di carta in bobina affiancata a queste stampatrici permetteva ora di sviluppare a 25 metri/ora una o due bande di carta contemporaneamente integrando le soluzioni di sviluppo e sbianca/fissaggio in maniera totalmente automatica calcolando i cm quadrati di carta trattati, e mantenendo costantemente le temperature. Erano gli anni in cui appunto si è passati dalla fotografia a colori di elite, dal prezzo proibitivo (un rullino, mezzo stipendio) alla stampa a colori per tutti, mentre il bianconero (nel ns. laboratorio) continuava ad essere trattato a mano fino a tempi recenti. La nostra volontà era sempre di mantenere un livello del servizio che si può offrire solo nella dimensione artigianale, quindi queste erano le scelte obbligate per le lavorazioni a colori e in bianconero, dalle caratteristiche tecniche radicalmente diverse. La stessa filosofia è oggi applicata al trattamento della foto digitale, che ha imposto di mantenere tutta la lavorazione sotto il nostro controllo, ad eccezione delle fasi di sviluppo, trasferite a laboratori professionali esterni, al fine di mantenere il livello di eccellenza precedente -anzi migliorarlo in molti aspetti-: qualità migliorata, prezzo più basso. Con gli anni poi siamo passati dal processo EP2 al processo RA4 (quello in uso tutt'ora) che ha dimezzato i tempi di trattamento, da 1 minuto e 30 a 45 secondi per fase (inoltre con la possibilità di sviluppare 3 bande di carta contemporaneamente).



Su pellicola

Su pellicola, l'unico modo di garantirsi la migliore qualità su ingrandimenti oltre il 13X18cm era di scattare sul "medio formato", tipicamente allora 4,5X6cm o 6X6. Le pellicole usate inizialmente solo da 100ISO, successivamente, grazie al miglioramento tecnico delle emulsioni, da 160 a 400ISO, raramente 1000-1600.

Il formato preferito per maneggevolezza e versatilità era il "6X6" (in realtà 55X55mm). I corpi in uso erano dapprima le Rolleiflex biottica con Zeiss Planar 80mm f2.8. Il vantaggio di queste macchine era la messa a fuoco rapida in un corpo compatto e leggero. Lo svantaggio era costituito dall'ottica non intercambiabile e dall'errore di parallasse nell'inquadratura di cui tenere conto alle distanze più ravvicinate. Dopo il furto in rapida successione di 3 di queste abbiamo deciso di passare alla Hasselblad, stesso formato ma ad ottiche intercambiabili. L'obiettivo standard per queste era sempre lo Zeiss 80mm f2.8, solo che per questo sistema gli obiettivi erano più pesanti e ingombranti dato che contengono ognuno un otturatore centrale e un elicoide di messa a fuoco. I vantaggi comunque superavano questi disagi. Qui inoltre non era necessario perdere tempo a cambiare il rullino (12 pose) ogni volta, si potevano usare magazzini portapellicola intercambiabili e tenerli pronti all'uso, caricati magari con pellicole diverse, colori/bianconero/400ISO/1600ISO...

Sono sopravvissuti alla persecuzione degli anni un corpo macchina, due "film-magazin" e un paio di ottiche di questo sistema che teniamo come ricordo.

Per lavori più "snelli", per i quali non era previsto un forte ingrandimento delle imagini e/o si esigeva più autonomia (36 pose invece di 12) la scelta era obbligata: la fotocamera reflex formato 24X36mm. Abbiamo usato di tutto: Petri, Olympus, Nikon, Pentax, Contax, Yashica. Di queste conserviamo ancora una collezione di obiettivi (ona 40na) utilizzabili ancora adesso sul nostro parco macchine digitale.



In digitale

Il nostro primo corpo macchina digitale è stato una Nikon formato "DX" (la metà del 24X36), con baionetta Nikon F compatibile, quindi in grado di accettare tutti gli obiettivi prodotti, anche per macchine a pellicola. Ora usiamo prevalentemente corpi 24X36mm, oppure, grazie alla nuova tecnologia "mirrorless" corpi macchina di formato più ridotto (APS-C o Micro 4/3) con riduttori di focale che permettono il raddoppio della luminosità effettiva dell'ottica, nonché la possibilità di montare sullo stesso corpo virtualmente ogni obiettivo prodotto per qualsiasi sistema passato o presente.

Oggi la qualità dell'immagine prodotta da un sensore 24X36 ad alta risoluzione supera ampiamente quella di una pellicola 6X6 dei bei tempi andati (naturalmente fotografando in RAW e sviluppando porfessionalmente). Non è ormai niente di eccezionale fotografare a 3200, 6400, 12800 ISO, e non c'è nemmeno il bisogno di cambiare pellicola! Come se non bastasse si possono riprendere filmati ad alta definizione, con la stessa qualità del cinema 35mm (ormai andato nell'album dei ricordi anche quello).